what makes us weaker,
makes us closer

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
ITALO CALVINO, Le città invisibili (Torino, Einaudi 1972).

Una ricerca fotografica nata nei giorni della pandemia causata dal covid-19 sulla mia città natale, Brescia, in uno dei territori più colpiti al mondo.

  • ON GOING RESEARCH

what makes us weaker, makes us closer è una ricerca visiva che parte dal trauma collettivo che stiamo attraversando tutti a causa di una pandemia le cui conseguenze globali e locali sono ancora imprevedibili.

I territori di Brescia e Bergamo sono tra i luoghi in cui i suoi effetti si stanno manifestando con violenza maggiore, mettendo a dura prova istituzioni, comunità e individui.  Questi sono anche i luoghi della mia infanzia, spesso sono l’oggetto del mio lavoro adulto come documentarista: nei progetti che seguo – qui come altrove, in Italia e all’estero – il tema della relazione tra individui, comunità e spazi pubblici o privati è costantemente presente e cercato.

what makes us weaker, makes us closer è il tentativo di condurre una ricerca urbana in questi luoghi sullo sfondo di un evento unico ed epocale, provando a dirigere l’attenzione sulla relazione tra i corpi e gli spazi: da quello pubblico rarefatto e quello individuale o privato, a quelli di solidarietà verso i più fragili e di assistenza ai malati, a quelli del lutto e del lavoro, Tra le forme disegnate dalle presenze e dalle assenze, tra i protagonisti di questi momenti e questi spazi. 

Nell’assenza di contatto che il momento richiede. 

A-distante presente.

Aggiornamenti sul progetto nel Blog

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